Conoscete il chutney? E’ quella salsa agrodolce un po’ piccante che viene servita come accompagnamento per molti piatti della cucina indiana, a base di frutta (come il mango) o verdure, e arricchita da aceto, zucchero e numerose spezie.

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Ma il chutney, anzi la ‘chutneyficazione’ (chutneyfication), è anche la metafora attorno alla quale si sviluppa un libro di grande successo di Salman Rushdie: ‘Midnight’s Children, I figli della mezzanotte’ che inizia così, con un incipit che per precisione astrologica farebbe la felicità dello Scienziato dello Zodiaco:

“Io sono nato nella città di Bombay… tanto tempo fa. No, non va bene, impossibile sfuggire alla data: sono nato nella casa di cura del dottor Narlikar il 15 agosto 1947. E l’ora? Anche l’ora è importante. Be’, diciamo di notte. No, bisogna essere più precisi… allo scoccare della mezzanotte, in effetti. Quando io arrivai le lancette dell’orologio congiunsero i palmi in un saluto rispettoso. Oh, diciamolo chiaro, diciamolo chiaro; nell’istante preciso in cui l’India pervenne all’indipendenza, io fui scaraventato nel mondo.

tema natale india

 I figli della mezzanotte sono i mille bambini nati allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, giorno in cui l’India dichiara la sua indipendenza dall’Impero Britannico. Questi bimbi nati sulla soglia di due mondi, due lingue, due culture avranno doti speciali, potranno diventare invisibili, saranno dotati di grande forza, avranno talenti particolari. (Il ‘loro’  Tema natale  è quasi completamente concentrato in Leone e in terza e quarta Casa, con un Giove in sesta e Marte-Urano in seconda; verrebbe subito da pensare alle attitudini per commercio e la tecnologia degli abitanti questo Paese).

Il protagonista del libro è Saleem Sinai, un cuoco indiano, venuto anche lui al mondo in questo momento cruciale di transizione e trasformazione per il suo Paese. E’ la voce narrante del romanzo, e nelle sue parole racconta un arco di tempo di storia nazionale attraverso il filtro poetico della storia personale della sua famiglia che si snoda lungo tre generazioni…  Saleem, essendo cuoco, sa come cucinare un buon chutney, quali ingredienti usare per arricchire la sua preparazione e intensificare i sapori. Ha il dono speciale di vedere nella mente e nei cuori delle persone, e  sa mescolare le materie prime della sua narrazione con ‘ricordi, sogni, idee’, offrendo la sua ricetta personale e soggettiva di un Paese che nasce, si trasforma, e a sua volta è trasformato.

E poco alla volta avviene la ‘chutneyficazione’,  una progressiva mescolanza di elementi linguistici e culturali in cui parole e tratti caratteristici indiani si amalgamano e vengono assorbiti dal mondo anglosassone, che a sua volta non ne resta immune. Un processo che è ancora in evoluzione, tanto che da una ricerca di qualche anno fa è emerso che il piatto più popolare tra gli inglesi non era più il tradizionale fish and chips ma il chicken tikka massala, di origine indiana, apprezzato al pari di un piatto nazionale. Un dato citato anche dal politico laburista Robin Cook in un suo famoso discorso sul multiculturalismo poi passato alla storia come il suo ‘chicken tikka speech’).

Una curiosità gastronomica in tempi di Brexit: un sondaggio condotto in Gran Bretagna da lastminute.com a maggio 2016 ha rivelato che per gli inglesi le italianissime pizza e pasta sono i cibi europei più amati (tanto da occupare la pizza il primo posto in classifica, e la pasta il secondo) davanti alle pur sempre tentatrici  patatine e cioccolata. E anche fra le bevande il nostro Belpaese è nelle posizioni top, con Cappuccino e Prosecco rispettivamente al primo e secondo posto, mentre lo champagne è solo terzo.

E se in Europa fosse in atto una Cappucinification?

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